CHI SIAMO

Il gruppo di studio Racker è formato da un insieme di psicoterapeuti, di diversa origine e provenienza, che si incontrano regolarmente attorno a tematiche cliniche e di studio, al fine di scambiarsi le esperienze di lavoro e di approfondire la comprensione della Teoria delle Relazioni Oggettuali. Già dal suo nome viene messa in evidenza la modalità del gruppo di studio come principale strumento di lavoro. Il piccolo gruppo necessita di un minimo di organizzazione per garantire il suo funzionamento, ed è proprio questa sua caratteristica strutturale che permette di evitare l’appesantimento inevitabile degli aspetti istituzionali. Il nome “Racker” corrisponde alla volontà di riconoscersi in una tradizione che ha fatto del transfert-controtransfert una guida fondamentale dell’attività psicoterapeutica. Racker è stato il primo analista che ha costruito e sistematizzato una teoria generale del controtransfert, illustrando i complessi meccanismi che operano nel rapporto analitico.

Il gruppo di studio Racker si articola in piccoli gruppi di studio dediti alla lettura dell’opera di Freud, Klein, Bion, Meltzer. Organizza inoltre dei seminari generali più ampi su temi specifici, per i quali vengono invitati diversi relatori. Questi seminari spesso comportano momenti di supervisione di casi clinici. L’attività si concentra per lo più sulle terapie individuali, ma in diverse occasioni si è lavorato su materiali di gruppo, facendo sempre riferimento ad autori che si sono impegnati da lungo tempo in questo campo.

Nel corso delle sue attività il Racker ha ospitato in qualità di relatori diversi psicoanalisti e psicoterapeuti di riconosciuta esperienza, a partire da Marie Langer, Leon e Rebeca Grinberg, Gilberte Garcia Reynoso, Salomon Resnik, Donald Meltzer, Patricia Grieve, Sheila Navarro de Lopez, Emiliano Galende, Gianna Polacco Williams, Racamier, Diana e Jacques Boushira, Antonino Ferro, Silvia Fano Cassese, Selina Marsoni Sella, Estela Welldon. In questo lungo elenco si può intravedere un filo portante di matrice freudo-kleiniana, a parte gli psicoanalisti francesi. Racamier è stato invitato per il suo specifico contributo nell’ambito dell’applicazione psicoanalitica all’istituzione psichiatrica; i Boushira sono stati contattati per avviare un confronto sull’uso del transfert-controtransfert con gli analisti della scuola di Parigi. L’unico che è venuto regolarmente per un periodo di più di 15 anni è stato Donald Meltzer, con il quale abbiamo svolto delle supervisioni di psicoterapia con assetto tradizionale, e col quale inoltre abbiamo discusso materiale riguardante contesti diversi (lavoro sociale e servizi pubblici). Questa seconda parte ha permesso di utilizzare la comprensione psicoanalitica per indagare problematiche che raramente si incontrano nella consultazione privata (adozioni, abusi sessuali, donne maltrattate, adolescenti marginali in crisi, nuclei familiari disintegrati).

Possiamo infine dire che questa nostra struttura flessibile ci ha permesso di oscillare tra un elemento fisso che ha fatto da regolatore, rappresentato dai gruppi di studio di lunga durata attorno agli autori fondamentali, e un elemento variabile, rappresentato dai seminari clinici su temi specifici. Non sempre la relazione tra questi due elementi trova un suo giusto equilibrio, ma possiamo dire che non appena viene percepita una discordanza eccessiva tra i due poli si cerca di correre ai ripari, mantenendosi fedeli alla configurazione globale. Oltre a questi aspetti di natura organizzativa si può anche leggere un modo di intendere il lavoro clinico che coincide con una convinzione: che l’interessamento alle problematiche nuove deve andare di pari passo con un solido ancoramento alle scoperte provenienti dal lavoro analitico col suo setting tradizionale.